Matteo de Augustinis (Felitto 1797 - Napoli 1845)


Dal Registro dei Battezzati (1) dell'anno 1797 rileviamo che Matteo De Augustinis nacque il 15 aprile e fu battezzato in quello stesso giorno, come era d'uso e prescritto dalla Chiesa a quei tempi (a causa dell'elevata mortalità neonatale, si riteneva opportuno provvedere al battesimo entro la prima settimana di vita). Di famiglia agiata, come ben testimonia il cognome,  che poteva permettersi il lusso, in un'epoca di grande miseria ed analfabetismo, di sostenerne gli studi a Napoli, ove si trasferì molto giovane. Qui studiò legge e fu allievo di Luca de Samuele Cagnazzi, noto per i suoi studi e le sue pubblicazioni sulla Statistica. Presto intraprese ad insegnare economia politica e diritto penale, presso l'Università, e ad esercitare l'attività forense; in entrambe godé di ottima fama (2). Precoce fu anche l'attività pubblicistica, con saggi ed articoli che comparvero su riviste quali la Minerva, il Progresso, la Temi napoletana.
In un vivace clima culturale, in stridente contrasto con le antiquate strutture del potere borbonico, maturò le proprie idee, sostenute con serietà e consapevolezza, sulla necessità di una politica economica liberata da gioghi protezionistici, ma allo stesso tempo attenta e riguardosa verso le classi più deboli (non a caso fece dell'economia sociale l'argomento di alcuni scritti importanti:  Istituzioni di economia sociale, pubblicato nel 1837, ed Elementi di economia sociale, edito nel 1843). Con questi presupposti non sorprende affatto che sulla cerchia di studiosi, di cui il De Augustinis faceva parte, la  polizia borbonica vigilasse abbastanza assiduamente. I problemi iniziarono intorno al  1837 quando, assieme ad altri tra cui i famosi avvocati Carlo Poerio e Francesco Paolo Bozzelli, fu arrestato con l'accusa di un complotto che probabilmente non era mai esistito (3) . Dai rapporti della polizia si ricava l'immagine di un De Augustinis che, sebbene pienamente convinto della necessità di un cambiamento, si mantiene prudente nel perseguire azioni di forza, per l'altrettanta consapevolezza dei danni che sarebbero derivati da un fallimento, caso che evidentemente intuiva molto probabile. Nel marzo del 1844, sempre costantemente sorvegliato, anche con l'ausilio di delatori, il De Augustinis fu arrestato e portato al forte di S.Elmo (4). Fu scarcerato dopo sette mesi, nel settembre di quell'anno. L'anno successivo si tenne il VII Congresso degli Scienziati d'Italia, che fece di Napoli un centro di incontro e di confronto di uomini ed idee provenienti da tutta l'"Italia", nonché l'occasione per una definitiva maturazione della coscienza rivoluzionaria dell'élite culturale napoletana (5). Il De Augustinis fu tra gli animatori ed i protagonisti dell'importante evento. Il 5 ottobre, il giorno stesso della chiusura dei lavori del Congresso, fu colto da malore. Cessò di vivere tre giorni dopo, l'8 ottobre 1845, quella che fu "una delle più belle figure di scienziato e di cittadino nel periodo che seguì il nonimestre costituzionale del 1820-21" (6).

Note

(1) Anno d.ni milles.mo septing.mo nonages.mo septimo, die vero decimo quinto ms Ap.lis(*) R.ndus P.r Aloysius Trotta Conventualis a Postilione ad presens in T.ra Fileti baptizavit infantem natus die decima quinta ad horas 19 d.i m.s ex coniugibus d.Dominici de Augustinis et Angela Migliacci cum licentia mei subscripti Economi Curati cui imposuit nomina Mattheus, Anibal, Georgius, Aloysius, Pascalis, Giulius Cesar Ascanius Scipio iuxta .....  Mammana Antonia Maffeo obstetrix. D. Crispinus Rizzo Eco.us Curatus.Archivio Parrocchiale di Felitto, Registro dei Battezzati, anno 1797   (*) la scrittura poco chiara del mese potrebbe anche indurre a pensare che potesse essere agosto(Ag.tis e non Ap.lis), come anche interpretato da altri (Mazziotti). Seguendo la progressione temporale delle registrazioni è più veritiera quella sopra riportata. ritorno

(2) Il De Augustinis, sino al dì della sua immatura morte, fu l'inspiratore, la guida e il maestro amorosissimo dei giovani che impararono da lui la scienza economica. Oltre l'insegnamento delle dottrine economiche il degno professore inoculava nell'animo dei giovani l'amore della patria, e per patria egli intendeva l'Italia; eccitava nel loro animo il sentimento della libertà e l'abborrimento del governo assoluto. E il governo dispotico lo colpì con mille vessazioni di polizia, spesso con la carcere; ma l'ottimo professore, tra gli altri meriti, possedeva quello della fermezza nelle sue convinzioni che non suole discompagnarsi mai da un nobile e fiero carattere, sicché uscito di prigione tornava da capo. "Il mio male è incorregibile", egli diceva con volto sereno ad un ispettore di polizia che dopo avergli rovinato la casa lo menava al carcere di Santa Maria Apparente, "perché è mal di patria e di libertà. Tu non hai mai avuto codesto male, e perciò non l'intendi". Carlo de Cesare, La vita, i tempi, le opere di Antonio Scialoja, 1879, pagg. 12-13 ritorno

(3) Certamente essi, uomini di alto intelletto e di larga cultura che avevano respirato le aure rinnovatrici del decennio e del periodo costituzionale del 1820, che vedevano altre contrade fiorenti per istituzioni rappresentative e per vivere civile, mal potevano rassegnarsi a tanto assolutismo, a tanta incuria di ogni progresso e non tacevano il loro pensiero. Ma prostrava gli animi lo spettacolo di plebi ignoranti, fanatiche, use da secoli al dispotismo, di una borghesia avvilita e depressa, di una aristocrazia incolta, goffa, cortigiana. Matteo Mazziotti, Costabile Carducci e i moti del Cilento del 1848, Soc.ed. Dante Alighieri, Roma-Milano 1909 pagg. 7-8 (Ristampato dall'editore Galzerano, Casalvelino Scalo 1993) ritorno

(4) La pronta convocazione del comitato centrale, riferita dal consueto delatore a la polizia, ingenerò il sospetto che si volesse tentare qualche sorpresa anche in Napoli. Il Del Carretto corse ad informare di tutte queste notizie il re, il quale, ravvisando prudente di assicurare la quiete nella capitale, ordinava di imprigionare in S.Elmo i liberali ritenuti più pericolosi. La notte del 16 marzo il commissario Silvestri, con una schiera di sbirri, rovesciata violentemente la porta della casa del De Augustinis, entrava nella stanza da letto di lui e gli imponeva di vestirsi in sua presenza e di seguirlo. Invano l'insigne uomo, convalescente di una bronchite, gli osservava supplichevole che l'aria umida e fredda della notte lo avrebbe esposto a grave rischio. Il Silvestri inesorabile lo conduceva in quelle ore nel castello di S.Elmo, lasciando nello spavento la moglie dell'infermo e sette figli. Matteo Mazziotti, op.cit., pagg. 32-33 ritorno

(5) Fittissimo di partecipanti provenienti da ogni regione d'Italia, il congresso, inaugurato con gran pompa e tra molti applausi, porta a evidenza l'utilità di una istituzione in cui, per dirla con Mancini, "le idee vengono raffinate nel crogiuolo della parola e della discussione, i dotti lontani vengono a stringersi la mano, a comunicarsi il frutto de' loro studi". (...) lo "scopo morale" del congresso non è da meno, anzi sta per molti versi al di sopra del suo contenuto scientifico; a Napoli essa riesce una provvida, clamorosa occasione di incontri, di scambio di opinioni, di contatti reciproci; cementa un fecondo spirito d'intesa; incoraggia soprattutto l'apertura della ristretta visione provinciale delle cose e del sapere a un sapere - e un sentire - di portata nazionale. La presenza tra i congressisti di studiosi come Blanch, Bianchini, De Augustinis, Cagnazzi, Scialoja, De Sanctis, De Vincenzi, Nisco, Nicolini, Troya, Manna, Mancini (...) dice da sola abbastanza riguardo allo spirito che anima l'incontro e alle finalità che ce ne si ripromette. (...) Il primo e principale risultato del congresso è in realtà quello di spingere l'opinione colta sul terreno della prassi politica militante, di convincere la cultura della necessità della rivoluzione. Alle già collaudate trame della cospirazione settaria si intrecciano forme cospirative di nuovo conio: stampa e dimostrazioni.   Guido Oldrini, La cultura filosofica napoletana dell'Ottocento, Laterza 1973, pagg.263-265 ritorno

(6) Nello studio della economia politica egli riprese nobilmente le gloriose tradizioni del Genovesi, ed ebbe fra i suoi allievi lo Scialoja, il Mancini, il Pisanelli, il Savarese, Enrico Pessina. Cominciò a scrivere di politica nella Minerva del 1820, diresse per qualche tempo il Progresso, fondato da Ludovico Bianchini, a cui collaborarono, tra gli altri, il Galluppi e il Colecchi, scrisse numerosi articoli per la Temi napoletana. La sua produzione scientifica è copiosa, e per i suoi tempi importante. Attilio Simioni, Dizionario Biografico.... (post 1920)
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