1882 - Cosimo De Giorgi, Da Salerno al Cilento

in "Rassegna Nazionale", vol. X


Clicca per ingrandire l'immagine Il frammento riguardante Felitto è una parte di "Da Salerno al Cilento", opera pubblicata a puntate nel 1882, ed è tratto dal vol. X della rivista "Rassegna Nazionale". 
L'intero scritto del De Giorgi, col titolo "Viaggio nel Cilento", è stato ristampato nel 1995 grazie all'appassionato impegno del prof. Giuseppe Galzerano, per i tipi dell'omonima casa editrice di Casalvelino Scalo.

Da Roccadaspide passai a Felitto, sempre costeggiando il versante orientale delle montagne di Magliano vetere e di Monteforte Cilento. La via traversa la deliziosa valletta del Sacco tutta coperta di querce in alto e di ulivi in basso, e rasenta il paesino di Castel San Lorenzo nella sua parte più bassa. Poi scende fino al ponte sul Calore, presso Felitto. Bisogna traversarla per ammirare la superba vegetazione a piè di quelle montagne! Le querce colossali che fiancheggiano il fiume si chiudono in alto formando colle loro chiome un ponte di perenne verdura, ed una flora spontanea bellissima riveste tutte quelle balze, note soltanto ai cacciatori, e rallegrate dal canto degli usignuoli.

Valicato il ponte, si ascende a Felitto. La salita è breve ma è ripidissima. Il paese da questo lato è cinto di mura e la porta d'ingresso è coronata di merli e munita di piombatoj e di feritoje, secondo il costume di due secoli addietro. Felitto ha circa 2000 abitanti. Sorge sopra una rupe isolata che a tramontana si adima dolcemente fino al vallone Conca, mentre a libeccio vien giù a precipizio sul Calore. Quivi s'incontra una di quelle spaccature che abbiamo descritto in altro capitolo. Sembra che il Monte Felitto si sia rotto alla base per dar passaggio al fiume, e sulla parte distaccata sorge il paese summentovato.

Le vie interne sono in generale strette e in pendio, tagliate nel calcare compatto durissimo, che col tempo e coll'acqua si è lisciato in modo che vi si sdrucciola maledettamente. Non trovai quel profumo di igiene che distingue i paesi più civili; i padri della patria preferiscono qui le scaramuccie intestine al miglioramento del loro nido natio. All'altro estremo del paese sorgono le vestigia dell'antico palazzo baronale, già appartenente alla famiglia Caraffa dei principi di S. Lorenzo che n'ebbero il possesso fino ai primi di questo secolo. Esiste ancora una torre cilindrica da un lato ed una quadra dall'altro, e la parte posteriore del castello vien giù a picco sul burrone del Calore. In Felitto fui accolto in casa dei Signori Migliaccio, i quali mi furono cortesissimi e mi prodigarono nel breve tempo che mi vi trattenni delle cure affettuose delle quali serberò perenne ricordo.

Le campagne intorno al paese sono fertilissime, ma coltivate mediocremente. La poplazione è formata per due terzi di contadini docili, pazienti e indefessi lavoratori; se fossero ben diretti, la loro opera sarebbe immensamente produttiva. Vegetano benissimo la vite e l'ulivo sulle colline, e la pastorizia è molto estesa. Vi notai delle belle razze di ovini e bovini, del tipo Cilentano, e riguardo ai suini predomina la razza a pelo cortoche troveremo sviluppatissima nel Cilento.

Felitto è un paese destinato ad un migliore avvenire. Ha di fatti una grande potenza motrice immagazzinata ne fiume Calore, ma non è adoperata che per muovere pochi mulini. La vegetazione boschiva lussureggia sui monti e bisognerebbe rispettarla per impedire le frane che si producono immediatamente dopo il disboscamento e il denudamento della roccia. Le sue acque potabili sono in generale un po' salmastre pel predominio dei sali di calce; la migliore è quella della fontana di S. Ciriaco, in contrada Casale, ma è più lontana di quella della Difesa Lombi, inferiore alla precedente per bontà igienica, ma della quale si giova tutta la popolazione.

Non trovai nulla di monumentale in Felitto, e la stessa chiesa parrocchiale è un edifizio barocco del secolo scorso e minaccia rovina. Il paese però è molto antico. Sotto Carlo I d'Angiò (1266-1283) fu venduto col casale di Lucolo oggi distrutto, ad Adamo Mourier. Nel 1484 era feudo di Giovanni Francesco Sanseverino, con Albanella Rossigno e Camporo. E forse a questo tempo risalgono le vestigia del suo vecchio castello. La mattina del 10 maggio lasciai Felitto per recarmi a Laurino. La via provinciale era ancora in costruzione e sarà aperta chissà quando. Accompagnato da due guardie forestali volli batter un sentiero attraverso al Monte Salandro, e così potei godere il bel panorama della Gola di Tramonti chiusa da tre monti altissimi con pareti quasi a picco. In fondo al burrone rugge il Calore, che qui può assomigliarsi all'Aufidus longe sonans descritto dal Venosino. E' uno spettacolo veramente pittoresco. Le spalle dei monti, dove la pendenza è minore, sono coperte di elci; nel resto nude, scoscese, biancastre e striate di rosso dai torrenti. Quei tre monti sembrano spaccati dal piccone di un Ercole gigantesco, e sopra uno di questi riposa, come nido di avvoltoj, Magliano.....


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